Stai sfogliando l'archivio mensile di luglio 2007.
la spada a guizzi di fuoco e mirra
che non mi incide a V la fronte
ma trapassa l’anima e il cuore
crepita, vuole rosari su più striduli toni
e che ancora sciolga i miei nove addii.
vedi, non è più stagione per suoni
di canna, il robusto frinire
d’acero a corde tese, l’aria si fa
più salmastra e rivela l’onda della terra
che è cara, dove un ruscello a rupi
nascosto scorre e tutto para il diafano
frangisole che mi scompone il canto
in un zoppicar costante di luci ed ombre.
e non ti spiaccia se al saluto ultimo
non s’accompagnò l’abbraccio, già tanto
era d’una sola carne la parola e il pianto:
lo sa la Madre che non è verbo
fuor di silenzio e ala tagliente,
che mentre la destra impasta il pane
alla sinistra l’acqua si asseta.
